Dopo il ciclone Harry emergono importanti limiti delle polizze catastrofali ma anche le criticità di coperture assicurative ancora troppo poco diffuse
Il ciclone Harry, che ha colpito duramente le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna, ha riacceso l’attenzione su una questione che va ben oltre il singolo evento atmosferico: la reale capacità del sistema di protezione, assicurativo e non, di rispondere ai nuovi scenari di rischio legati al cambiamento climatico e alla fragilità strutturale del territorio.
L’Italia conta circa 7.600 chilometri di coste, lungo i quali si concentra un patrimonio economico, industriale, turistico e naturalistico di valore strategico per l’intero Paese. I danni provocati lungo le aree costiere – al momento stimati in più di 2 miliardi di euro – hanno messo in evidenza un dato spesso poco compreso: le attuali polizze catastrofali obbligatorie non includono i danni provocati dalle mareggiate o dall’impatto diretto del mare. Una circostanza che molti cittadini e imprenditori hanno scoperto solo dopo aver subito le conseguenze degli eventi estremi.
“Quando si parla di protezione dai rischi naturali, il primo problema non è solo cosa viene coperto, ma cosa le persone credono di avere coperto”, osserva Terry Morabito, Country Manager Italia di Credipass. “Negli ultimi giorni abbiamo visto crescere un senso di disorientamento comprensibile: chi vive o lavora in zone costiere spesso dava per scontato di essere tutelato, senza avere piena consapevolezza dei limiti reali delle coperture assicurative”.
Un Paese strutturalmente esposto
I numeri aiutano a inquadrare la portata del problema.
Secondo il Rapporto ISPRA 2024 sul dissesto idrogeologico emerge un dato impressionante: oltre il 94% dei comuni italiani è esposto a rischi naturali: alluvioni, frane, valanghe, erosione costiera.
Nel 2024, prima che la copertura assicurativa contro le calamità naturali diventasse obbligatoria per le imprese, meno del 7% delle PMI era assicurato contro le calamità naturali. E i dati di ANIA del 2025 rivelano che anche le abitazioni coperte con tali polizze sono meno del 7%.
“Parliamo di territori che generano ricchezza, occupazione e attrattività internazionale”, sottolinea Morabito. “Pensare che una parte così importante del sistema economico nazionale sia esposta a eventi estremi senza strumenti strutturali di gestione del rischio è un tema che deve interrogare tutti, non solo gli addetti ai lavori”.
I limiti delle polizze catastrofali e il tema dell’informazione
Le polizze Cat Nat rappresentano un primo tentativo di risposta sistemica al rischio, ma mostrano limiti evidenti, soprattutto rispetto alle aspettative che hanno generato.
“Le polizze catastrofali – spiega Antonio Vella, Amministratore Delegato di Medioinsurance – nascono da una definizione normativa precisa di ‘catastrofe’, che include eventi come terremoti, frane e alluvioni, ma esclude quelli di origine marina. È un perimetro chiaro dal punto di vista tecnico, ma poco compreso dal pubblico”.
Secondo Credipass e Medionsurance, il nodo centrale non è solo normativo, ma anche informativo. Su questo punto, l’azienda si unisce alle critiche espresse da associazioni come Assoutenti e Confesercenti, che hanno evidenziato la limitata efficacia protettiva delle polizze obbligatorie e la distanza tra ciò che i clienti pensano di aver sottoscritto e ciò che le coperture effettivamente prevedono.
“Sicuramente si poteva fare di più almeno sul piano della chiarezza assicurativa”, afferma Vella. “Non basta rendere una copertura obbligatoria: è fondamentale che imprese e cittadini comprendano davvero cosa stanno acquistando, quali rischi sono inclusi e quali restano esclusi”.
Il valore della consulenza professionale
In un contesto così complesso, il ruolo di consulenti professionisti assume un’importanza centrale. “La protezione assicurativa non può essere affrontata con logiche automatiche”, ribadisce Morabito. “Ogni territorio ha caratteristiche diverse, ogni attività presenta vulnerabilità specifiche. Il valore della consulenza sta proprio nella capacità di leggere il rischio, spiegarlo e aiutare il cliente a prendere decisioni informate”.
“Sia per una nuova polizza da sottoscrivere che per una già esistente” – sottolinea Vella – “per l’assicurato è fondamentale potersi avvalere di chi sappia aiutarlo a comprendere appieno le condizioni di polizza e a compiere una scelta consapevole e adeguata alle proprie necessità di protezione.
Secondo Vella, questo approccio diventa ancora più rilevante in un Paese come l’Italia, dove la rischiosità territoriale è diffusa e spesso sottovalutata. Gli oltre mille sfollati di Niscemi sono solo l’ultimo di tanti drammi locali già visti. “La vera tutela nasce dalla consapevolezza. Un consulente competente non deve promettere coperture impossibili, ma costruire un percorso di comprensione della disparità tra costi sostenibili ma limitati e una perdita economica e personale totale e irrecuperabile, aiutando a fare scelte consapevoli”.
Una riflessione che va oltre l’emergenza
Anche senza considerare eventi specifici come il ciclone Harry, l’Italia resta esposta a un’emergenza potenziale che mette a rischio valori economici e sociali enormi. La combinazione tra cambiamento climatico, fragilità del territorio e scarsa diffusione delle coperture assicurative rende necessario un ripensamento complessivo del modello di gestione del rischio.
“Serve una visione di lungo periodo”, conclude Morabito. “Una riflessione che coinvolga istituzioni, imprese, assicuratori e cittadini, per individuare soluzioni sostenibili che non scarichino i costi né sullo Stato né sulle vittime dei disastri naturali”.
Credipass e Medionsurance ritengono che solo attraverso informazione, competenza e responsabilità condivisa sia possibile costruire un sistema di protezione più solido, capace di rispondere alle sfide che il futuro pone già oggi.

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