Nella cessione del quinto dello stipendio, il coinvolgimento del datore di lavoro è un elemento strutturale dell’operazione, perché il rimborso del prestito avviene tramite trattenuta diretta sulla busta paga. Tuttavia, è importante distinguere tra fase di richiesta del finanziamento e fase di esecuzione della cessione.
Dal punto di vista formale, il lavoratore non deve chiedere preventivamente l’autorizzazione del datore di lavoro per presentare la domanda di cessione del quinto. Il contratto di finanziamento viene stipulato esclusivamente tra il dipendente e l’istituto finanziario, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa, che stabilisce che la rata non possa superare il 20% dello stipendio netto mensile.
Nel corso dell’istruttoria, però, la banca o la finanziaria contatta l’azienda per acquisire una serie di informazioni indispensabili alla valutazione del prestito e alla sua corretta gestione. In questa fase vengono normalmente richiesti:
- i dati anagrafici e contrattuali del dipendente;
- il tipo di contratto di lavoro;
- l’anzianità di servizio;
- l’ammontare dello stipendio netto;
- l’eventuale presenza di altre trattenute in corso;
- il TFR maturato, che costituisce una garanzia accessoria dell’operazione.
Una volta deliberato il finanziamento, il contratto di cessione viene notificato ufficialmente al datore di lavoro, che è tenuto a prendere atto dell’atto di cessione e a impegnarsi a effettuare la trattenuta mensile e il versamento della rata all’istituto erogante. Questo passaggio avviene tramite la sottoscrizione del cosiddetto atto di benestare o nulla osta: non si tratta di una facoltà discrezionale, ma di un adempimento necessario per rendere operativa la cessione.
In sintesi, il datore di lavoro non autorizza la richiesta del prestito, ma collabora obbligatoriamente alla sua esecuzione una volta che la cessione è stata regolarmente notificata. Proprio perché il corretto coordinamento tra dipendente, finanziaria e azienda è determinante per l’esito dell’operazione e per evitare rallentamenti o criticità, una gestione ordinata della fase istruttoria e della comunicazione con il datore di lavoro può facilitare l’intero iter.
Per comprendere meglio l’iter di approvazione, verifica anche i tempi necessari per ottenere una cessione del quinto.
Casi particolari: cosa succede in situazioni specifiche
Durante la vita della cessione del quinto possono verificarsi alcune situazioni particolari che incidono sulla gestione delle trattenute. In questi casi il datore di lavoro continua a svolgere un ruolo operativo preciso, nel rispetto delle regole previste dal contratto e dalla normativa. Il TFR maturato e maturando resta vincolato a garanzia del finanziamento e non può essere liquidato al dipendente senza autorizzazione scritta della società finanziaria.
Se il rapporto di lavoro termina per dimissioni o licenziamento, l’azienda deve comunicarlo tempestivamente: il TFR accantonato viene utilizzato fino a concorrenza del debito residuo e, per l’eventuale parte non coperta, resta obbligato l’ex dipendente, con l’intervento della copertura assicurativa prevista per il rischio impiego. In caso di decesso del dipendente, il debito residuo viene invece estinto dalla compagnia assicurativa, essendo il prestito coperto anche per il rischio premorienza.
Nel caso di passaggio al part-time che comporti una riduzione dello stipendio, la rata può essere rideterminata solo se la diminuzione della retribuzione supera una determinata soglia; in tal caso il datore di lavoro può richiedere il ricalcolo del piano di ammortamento. Se invece lo stipendio viene temporaneamente sospeso (ad esempio per aspettativa non retribuita), non essendoci busta paga la trattenuta viene sospesa e le rate non pagate vengono posticipate alla fine del piano, senza responsabilità o costi aggiuntivi per l’azienda.
Potrebbero interessarti:
Chi può richiedere una cessione del quinto?
Quanta anzianità lavorativa occorre per una cessione del quinto?
Cosa succede alla cessione del quinto quando cambia il rapporto di lavoro?
Contenuto informativo a cura della Redazione Credipass
La scelta di un mutuo o di un prestito è una decisione complessa e delicata, da cui parte il proprio progetto: evitare il fai‑da‑te e affidarsi a un mediatore creditizio indipendente come Credipass permette di confrontare più banche, individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze e scegliere il finanziamento più conveniente.
Pre-valutazione gratuita in 24h — parla con un consulente nella tua città.
Credipass è da vent’anni il punto di riferimento in Italia nel settore della mediazione creditizia, con una rete di 350 uffici e più di 800 consulenti sul territorio nazionale. Offre servizi avanzati di consulenza per famiglie e imprese in ambito mutui, prestiti, cessioni del quinto, soluzioni corporate e prodotti dedicati ai professionisti. È la più storica tra le società iscritte all’OAM (n. M12) e possiede il Rating di Legalità. Dal 2022 fa parte di DH Group, gruppo internazionale attivo nei servizi finanziari e immobiliari.