La Banca Centrale Europea aumenta i tassi di interesse di 0,25 punti percentuali, dopo averli ridotti per l’ultima volta proprio nel giugno del 2025. L’ultimo rialzo risaliva invece al settembre 2023.
Il nuovo livello del costo del denaro dettato dalla crisi iraniana
La BCE nella riunione dell’11 giugno 2026 ha deciso di aumentare le soglie dei tre tassi di riferimento:
- tasso sui depositi dal 2 al 2,25%
- tasso sui rifinanziamenti principali dal 2,15% al 2,40%
- tasso sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%.
La decisione era attesa, e arriva in seguito ad un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche, dall’aumento dei prezzi energetici e dal ritorno delle preoccupazioni legate all’inflazione, che in Europa viaggia oltre il 3% contro un obiettivo della BCE del 2%. Parallelamente, la BCE ha ridotto le previsioni di crescita economica dell’Europa per il 2026 ed il 2027.
Come evidenziato dalla presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, le prospettive sulle implicazioni economiche complessive della guerra restano incerte.
Più che l’avvio di una nuova lunga stretta monetaria, il rialzo sembra rappresentare un messaggio ai mercati: l’Eurotower vuole evitare che le pressioni inflazionistiche si consolidino e intende mantenere alta l’attenzione sulla stabilità dei prezzi. Una scelta che riflette la necessità di intervenire tempestivamente, evitando ritardi che in passato hanno costretto le banche centrali a misure più incisive.
I mercati si aspettano tassi più alti, ma non una nuova impennata
Le aspettative degli operatori si erano del resto già adeguate da diverse settimane. Le tensioni in Medio Oriente e i timori per l’andamento dei prezzi dell’energia hanno infatti modificato le prospettive sui tassi europei, portando a rivedere al rialzo le stime per i prossimi 12-18 mesi.
I valori degli Euribor negli ultimi giorni hanno accelerato al rialzo, e all’ 11 giugno 2026 risultano i seguenti:
- Euribor 1 mese: 2,09%
- Euribor 3 mesi: 2,40%
- Euribor 6 mesi: 2,59%.
Le curve dei future Euribor prevedono ora entro la metà del 2027 livelli tra 2,70% e 3,00%, seguiti da una fase di stabilizzazione di alcuni anni e una tendenza di lungo termine intorno o sopra la soglia del 3%, confermando peraltro le previsioni di inizio anno, prima della crisi in Iran. Non emerge quindi l’ipotesi di una nuova corsa dei tassi come quella vissuta tra il 2022 e il 2023, ma piuttosto quella di un contesto caratterizzato da tassi moderatamente più elevati e destinati a rimanere tali a lungo.
Cosa cambia per i mutui
Per le famiglie italiane gli effetti saranno differenti a seconda della tipologia di finanziamento.
I mutui a tasso fisso già stipulati non subiranno variazioni. Un mutuo variabile in corso vedrebbe progressivamente riflessi i nuovi livelli dei tassi di mercato nelle rate future, soprattutto se il rialzo BCE dovesse essere accompagnato da ulteriori interventi nei prossimi mesi.
Vale la pena ricordare che un aumento di 0,25% del tasso d’interesse comporta un aumento tra i 15 ed i 18 euro al mese per un mutuo da 130.000 euro, a seconda della durata.
Anche per chi sta valutando oggi l’acquisto di una casa il quadro si modifica. Sono tuttora disponibili diverse offerte promozionali interessanti sul mercato, anche se spesso dedicate a operazioni particolari (mutui green, Consap, etc) e ormai vicine in molti casi al teorico termine del periodo e/o del plafond previsti.
Occorrerà vedere come si posizioneranno i nuovi tassi fissi, per valutare il nuovo equilibrio tra essi ed i tassi variabili. Le quotazioni degli IRS di lungo termine si sono nel frattempo portate intorno al 3,30%, valori di cui i vari istituti bancari dovranno tener conto quando ritareranno i livelli dei tassi nei mesi a seguire.
In questo contesto diventa ancora più importante non prendere decisioni affrettate e approfondire la valutazione delle diverse soluzioni disponibili, valutando con attenzione la sostenibilità della rata nel lungo periodo e il profilo di rischio più adatto alle proprie esigenze.
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Approfondimento
Tasso fisso o variabile nel 2026: cosa conviene
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Immobiliare: possibile rallentamento, ma senza inversioni brusche
L’aumento del costo del denaro rappresenta tradizionalmente un elemento di freno per il mercato immobiliare, perché riduce la capacità di spesa delle famiglie e rende più costoso l’accesso al credito.
Tuttavia, lo scenario attuale appare diverso rispetto a quello vissuto durante la precedente fase di forte stretta monetaria. L’incremento deciso dalla BCE è contenuto e arriva dopo mesi in cui il mercato ha già avuto modo di adeguarsi a un contesto meno favorevole rispetto al recente passato.
Per questo motivo è più probabile assistere a un rallentamento della domanda piuttosto che a una vera inversione del ciclo immobiliare. La stabilizzazione delle aspettative sui tassi potrebbe inoltre contribuire a mantenere una certa fiducia tra gli acquirenti, riducendo l’incertezza che spesso rappresenta il principale ostacolo alle decisioni di acquisto.
Le prospettive per i prossimi mesi
Molto dipenderà dall’evoluzione dell’inflazione e dall’andamento delle tensioni internazionali. Se i prezzi dell’energia dovessero continuare a salire, la BCE potrebbe mantenere un approccio prudente e lasciare aperta la porta a nuovi interventi. Al contrario, un progressivo raffreddamento delle pressioni inflazionistiche consentirebbe una fase di maggiore stabilità.
Per famiglie e imprese il messaggio principale è che il periodo dei tassi eccezionalmente bassi appartiene ormai al passato. Le aspettative dei mercati indicano però uno scenario di normalizzazione e non di emergenza: tassi più elevati rispetto agli anni recenti, ma inseriti in un quadro più prevedibile e meno volatile rispetto alle fasi più acute della crisi inflazionistica.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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