La Banca centrale europea ha rispettato le attese lasciando invariati i tassi di interesse nella riunione del 23 luglio, mantenendo il tasso sui depositi al 2,25%. La decisione non rappresenta però un segnale di allentamento della politica monetaria, bensì una fase di attesa in un contesto economico tornato rapidamente più incerto.
Guerra, Hormuz ed energia riportano l’inflazione sotto osservazione
Dopo settimane in cui l’inflazione sembrava avviata verso una graduale normalizzazione, il riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente ha portato ad un nuovo aumento dei prezzi di petrolio e gas, tornati rispettivamente sopra i 100 dollari ed i 60 euro, e ha riaperto il rischio di una nuova pressione sui prezzi. La stessa BCE ha evidenziato come gli effetti dell’aumento delle materie prime debbano ancora trasferirsi pienamente all’economia reale e intenda valutarne intensità, durata e impatto sui consumi e sulla crescita.
Per questo motivo Christine Lagarde ha confermato che prima della riunione del 10 settembre saranno analizzati i nuovi dati su inflazione, PIL, salari, aspettative dei consumatori e andamento dell’attività economica, insieme alle nuove proiezioni macroeconomiche della BCE.
Le aspettative dei mercati puntano a una nuova stretta
I mercati finanziari, tuttavia, stanno già prezzando uno scenario più restrittivo. Le aspettative implicano una probabilità elevata di un rialzo di 25 punti base nella riunione di settembre, seguito da un ulteriore incremento tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con la possibilità di un’altra stretta anche nel corso del prossimo anno se le pressioni inflazionistiche dovessero consolidarsi.
Per il mercato dei mutui questo significa che potrebbe aprirsi una fase di nuovi rialzi rispetto ai tassi più favorevoli di inizio anno. I mutui a tasso variabile sono quelli maggiormente esposti, poiché l’Euribor tende ad anticipare le aspettative sulle future decisioni della BCE e già incorpora buona parte degli attesi rialzi.
Anche i mutui a tasso fisso potrebbero risentire del nuovo scenario, sebbene in misura generalmente più contenuta e con tempi differenti, essendo influenzati soprattutto dall’andamento dei tassi IRS e delle aspettative di lungo periodo.
Al 24 luglio gli indici di maggiore riferimento per i mutui fanno segnare i seguenti valori:
- Euribor 1 mese: 2,18%
- Euribor 3 mesi: 2,46%
- Euribor 6 mesi: 2,69%
- EurIRS 20 anni: 3,39%
- EurIRS 25 anni: 3,36%
- EurIRS 30 anni: 3,31%.
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Mutui, verso un autunno più complesso
Per chi sta valutando l’acquisto di un’abitazione si apre una fase nella quale il fattore tempo torna a essere importante. Salvo un rapido rientro delle tensioni geopolitiche e dei prezzi energetici, i tassi potrebbero avviarsi verso un nuovo moderato rialzo nei prossimi mesi rispetto ai valori attualmente disponibili.
Oltre alla geopolitica, le decisioni della BCE, l’inflazione e la crescita economica, un ruolo importante rimane quello delle politiche di credito delle banche, che soprattutto da settembre in poi potranno incidere sul nuovo livello di costo e accessibilità delle offerte di mutuo.
Si conferma così sempre più determinante un monitoraggio attento e competente del mercato ed un’analisi non superficiale delle diverse offerte disponibili, al fine di evitare pericolose scelte “fai da te” ed individuare le soluzioni realmente adatte alle diverse esigenze finanziarie e familiari.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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