Iran, inflazione ed Euribor: cosa cambia per i mutui a giugno 2026

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I futures di inizio giugno 2026 confermano che il mercato continua a prevedere un graduale rialzo degli Euribor nel corso dei prossimi anni, ma evidenziano anche come gli eventi geopolitici degli ultimi mesi abbiano modificato soprattutto il profilo temporale di questa crescita, più che la sua direzione di fondo.

Le tensioni internazionali influiscono sul breve termine
I valori dei futures Euribor rilevati il 1° giugno 2026 mostrano un mercato che ha parzialmente rivisto le proprie aspettative dopo le tensioni geopolitiche emerse in primavera, senza però modificare radicalmente lo scenario di fondo sui tassi.

Sul breve termine, l’effetto dell’escalation del conflitto in Iran, che da marzo ha aumentato l’incertezza sui mercati energetici e sull’inflazione, continua a essere visibile. I rialzi dei prezzi dell’energia potrebbero rallentare il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%, e influenzare così le decisioni della BCE sul costo del denaro.

I futures Euribor a 3 e 6 mesi per giugno 2026 sono saliti rispettivamente al 2,27% e al 2,55%, valori che a inizio anno il mercato prevedeva di raggiungere solo tra il 2028 e il 2029. In sostanza, una parte dei rialzi che a gennaio venivano attesi più avanti nel tempo è stata anticipata.
Tali valori indicano i livelli ai quali nei prossimi mesi potrebbe salire l’Euribor a 1 mese, il quale per il momento rimane comunque su valori inferiori al 2% e vicini a quelli previsti a inizio anno.
Ciò segnala che il mercato, per quanto consideri probabili degli aumenti del costo del denaro nei prossimi mesi, in parte si regola in funzione dell’evoluzione quotidiana della crisi nel Golfo Persico, posticipando finora tali aspettative e mantenendo quasi invariato il costo del denaro per l’orizzonte temporale più breve.

A ulteriore conferma, i futures prevedono un rialzo complessivo tutto sommato limitato fino all’area del 2.70%, che si esaurirebbe già nel 2027 per poi dare spazio ad un paio d’anni di riassestamento verso valori intorno al 2.40% – 2,50%.
Si tratta quindi di movimenti limitati sia al rialzo, che escluderebbero rincari più pesanti e costosi, sia al ribasso, che chiariscono come non si possa al momento contare su livelli futuri molto più convenienti del costo del denaro.

Non cambiano le prospettive dei tassi nel lungo termine
Diverso il messaggio che arriva dal lungo termine. A inizio anno, quando le tensioni in Medio Oriente non erano ancora state inasprite dalla crisi con l’Iran, i futures Euribor indicavano già un percorso di progressivo aumento dei tassi. Nelle rilevazioni di gennaio, ad esempio, il mercato stimava per il 2036 un Euribor a 1 mese intorno al 3,35% e un Euribor a 3 mesi al 3,43%. I dati di giugno 2026 mostrano livelli molto simili, rispettivamente pari a circa 3,33% e 3,40%, segno che le aspettative di lungo periodo sono rimaste sostanzialmente invariate nonostante il nuovo contesto internazionale.
Ad aprile le aspettative erano addirittura più elevate, con l’Euribor 1 mese al 3,43% e il 3 mesi al 3,51%, a ulteriore conferma di come gli operatori vedano le tensioni geopolitiche come un fattore in grado di influenzare i prossimi trimestri più che il quadro strutturale dei prossimi dieci anni, tarando le aspettative in funzione degli avvenimenti nel breve termine ma mantenendo pressoché invariata la previsione di lungo termine.

Gli effetti sui mutui per le famiglie
Per le famiglie si tratta di un elemento importante da comprendere: i mercati non stanno prezzando uno scenario completamente nuovo rispetto a quello immaginato a inizio 2026. Le tensioni internazionali hanno aumentato l’incertezza e contribuito a mantenere più elevati i tassi attesi nei prossimi 24 mesi, ma le prospettive di lungo periodo restano sorprendentemente vicine a quelle formulate prima della crisi. In altre parole, la guerra ha influenzato soprattutto i tempi del percorso dei tassi, mentre il punto di arrivo atteso dal mercato è rimasto sostanzialmente lo stesso.

In termini di possibili effetti sui mutui a tasso fisso e variabile, è evidente che il rialzo attuale degli Euribor, più rapido del previsto, genererà un pari aumento più veloce anche per le rate.
La buona notizia, se non altro, è che lo spazio di aumento per tassi e rate nel breve termine sembra comunque limitato sia come importo che come durata, evitando incrementi prolungati che potrebbero avere effetti più pesanti sulla sostenibilità delle rate e sui bilanci delle famiglie.
Come termine di paragone, vale la pena ricordare che un aumento di 0,25% del tasso d’interesse porta mediamente ad un incremento di rata tra i 10 e i 13 euro per un mutuo da 100.000 euro di durata tra 20 e 30 anni.

La dinamica diversificata tra gli Euribor a 1 e 3 mesi, i più utilizzati per il calcolo dei tassi dei mutui, suggerisce inoltre di verificare anche il parametro previsto dalle varie banche, in quanto una indicizzazione all’Euribor 1 mese potrebbe fornire un leggero vantaggio di tasso e rata sia nell’immediato che negli sviluppi dei prossimi anni.
Va infine tenuto presente che il mercato prevede comunque tassi mediamente più elevati di oggi nel lungo termine, elemento importante nelle valutazioni sulla tempistica di quando sottoscrivere un muto e sulla sostenibilità dei mutui a lunga durata.

Resta fondamentale poi il raffronto con i tassi fissi: a seconda di come i movimenti degli Euribor influenzeranno anche gli indici IRS e le offerte delle banche, si creeranno condizioni di diversa convenienza tra le due alternative, che ogni famiglia dovrà saper valutare con attenzione rispetto alle proprie personali esigenze e caratteristiche finanziarie.

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In sintesi
Il mercato del credito oggi appare orientato a uno scenario in cui la crisi mediorientale può mantenere i tassi leggermente più alti nel breve periodo, ma non modifica in modo sostanziale le prospettive di lungo termine. Per le famiglie significa che le aspettative sui mutui variabili restano condizionate dall’incertezza dei prossimi mesi, mentre sul lungo orizzonte non emerge, almeno per ora, il timore di una nuova fase di tassi stabilmente più elevati rispetto a quanto già previsto in primavera.

A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass


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