Future Euribor: cambiano le attese sui tassi, cosa aspettarsi per i mutui nel 2026 e oltre

Mutuo

La crisi energetica, l’aumento dell’inflazione e i rialzi dei tassi decisi dalla BCE hanno modificato le prospettive per il mercato del credito. Le nuove curve dei future Euribor indicano un costo del denaro destinato a salire ancora per diversi mesi e, soprattutto, a rimanere su livelli elevati più a lungo di quanto apparisse probabile prima dell’estate.

Come sono cambiate le previsioni da luglio
Il cambiamento emerge chiaramente confrontando le aspettative dei mercati di luglio con quelle di fine settembre: in poco più di due mesi le previsioni sull’Euribor sono aumentate di oltre mezzo punto percentuale su diverse scadenze del 2027 e 2028. Per chi ha un mutuo a tasso variabile o deve scegliere oggi un nuovo finanziamento, il quadro prospettico è quindi cambiato strutturalmente.

I future Euribor sono contratti derivati negoziati sui mercati finanziari e il loro valore permette di ricavare le aspettative degli operatori sul futuro andamento dei tassi interbancari. Non rappresentano una previsione certa, ma una fotografia aggiornata delle aspettative del mercato. Ed è proprio questa fotografia a essere cambiata sensibilmente.

A metà luglio la curva future indicava per l’Euribor a 3 mesi un valore del 2,74% nel luglio 2027 e del 2,70% nel luglio 2028. La curva aggiornata al 30 settembre indica valori nell’area del 3,5% nel 2027 e del 3,4-3,5% nel 2028, con una revisione al rialzo di circa 0,7 punti percentuali.

Future Euribor 1, 3 e 6 mesi: previsioni dei tassi dal 2026 al 2028

La distanza si riduce invece sulle scadenze più lontane: nel 2036 la curva di luglio indicava un Euribor a 3 mesi del 3,47%, mentre quella attuale arriva intorno al 3,8%, livello comunque alquanto più elevato rispetto a pochi mesi fa.

Future Euribor 1, 3 e 6 mesi: andamento previsto dei tassi fino al 2036Il segnale è quindi particolarmente evidente nel breve e medio periodo: il mercato si aspetta oggi tassi sensibilmente più elevati nei prossimi anni rispetto a quanto prevedeva soltanto a luglio.

Dove potrebbero arrivare gli Euribor
La nuova curva prospetta un aumento piuttosto rapido. L’Euribor a 3 mesi, oggi intorno al 2,6%, raggiungerebbe valori superiori al 3,5% nel corso del 2027. Anche l’Euribor a 1 mese salirebbe oltre il 3,3%, mentre quello a 6 mesi si porterebbe intorno al 3,6%.

Successivamente è prevista una fase di sostanziale stabilizzazione, ma senza un ritorno ai livelli della prima parte del 2026. Tra il 2028 e il 2031 l’Euribor a 3 mesi rimarrebbe infatti intorno al 3,4-3,5%.
Nel lunghissimo periodo la curva torna poi gradualmente a salire: nell’autunno 2036 i future indicano circa 3,8% per l’Euribor a 1 mese, 3,8% per il 3 mesi e 3,8-3,9% per il 6 mesi.

Il quadro non descrive quindi un semplice picco seguito da una rapida discesa, ma tassi più elevati nel breve periodo e destinati, secondo le attuali aspettative, a rimanere sopra il 3% anche negli anni successivi.

Inflazione e BCE hanno cambiato lo scenario
Alla base del cambiamento c’è soprattutto la nuova accelerazione dell’inflazione. A settembre l’inflazione italiana è salita al 4,2%, dal 3,3% di agosto e dal 2,9% di luglio, risentendo in particolare del rialzo dei prezzi energetici. In generale, in tutta Europa l’inflazione si allontana dall’obiettivo del 2% e rende più complesso per la BCE prospettare nel breve periodo un allentamento della politica monetaria.

Dopo gli aumenti del costo del denaro di giugno e settembre, il tasso BCE sui depositi è arrivato al 2,50%. Parallelamente sono già saliti gli indici che incidono più direttamente sui mutui: tra febbraio e settembre l’Euribor a 1 mese è passato dall’1,95% al 2,50% di oggi e quello a 3 mesi dal 2,01% al 2,62%, mentre l’Euribor a 6 mesi ha ormai superato il 3%. Anche l’IRS sulle lunghe durate ha raggiunto a fine settembre valori tra 3,55% e 3,71%.

Cosa significa per i mutui
Per i mutui a tasso variabile, la crescita dell’Euribor si trasferisce progressivamente sulle rate e, se le attuali curve future si realizzassero, il movimento non sarebbe ancora concluso.

Su un finanziamento di 130.000 euro a 25 anni, ad esempio, la rata del variabile passa dai 589 euro di febbraio ai 624 euro di settembre, fino a circa 634 euro in ottobre. Seguendo l’andamento prospettato dai future, nello scenario elaborato arriverebbe intorno a 685 euro nel 2029.

Per un nuovo mutuo a tasso fisso la rata si attesterebbe invece intorno ai 645 – 655 euro rispetto ai 615 euro di febbraio. I tassi fissi sono legati all’andamento degli indici IRS e dalle politiche commerciali delle banche. Finora gli istituti hanno assorbito almeno in parte la crescita degli indici: a settembre, nonostante un IRS medio sulle lunghe durate intorno al 3,55%, i migliori tassi fissi rilevati da Credipass erano ancora nell’area del 3,40%. Se gli IRS rimanessero su questi livelli o aumentassero ulteriormente, questo margine potrebbe però ridursi.

Cosa aspettarsi ora da tassi e mutui
Il confronto tra luglio e settembre offre forse l’indicazione più significativa: in appena due mesi il mercato ha sensibilmente rivisto al rialzo le aspettative sui tassi dei prossimi anni.
Questo non significa che gli Euribor seguiranno necessariamente il percorso indicato oggi dai future. Inflazione, prezzi energetici, situazione geopolitica e decisioni della BCE potranno modificare nuovamente lo scenario, così come è già avvenuto negli ultimi mesi.
La fotografia attuale indica però un quadro diverso rispetto all’estate: tassi più alti nel breve periodo e la prospettiva che il costo del denaro possa rimanere relativamente elevato a lungo. Per chi deve scegliere un mutuo, diventa quindi ancora più importante valutare il rapporto tra la certezza della rata offerta dal fisso e il possibile andamento futuro dell’Euribor nel caso del variabile.

A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass


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