Dopo il rallentamento registrato a inizio anno, l’inflazione torna a crescere in Italia nel corso della primavera 2026. I dati ISTAT confermano un cambio di passo già emerso nel mese di marzo e consolidato ad aprile, con un nuovo impatto su spesa quotidiana e costi energetici.
Aprile 2026: inflazione in accelerazione
Secondo le stime preliminari ISTAT, ad aprile l’indice dei prezzi al consumo (NIC) registra un aumento del 2,8% su base annua, in netto aumento rispetto ai mesi precedenti e all’1% di inizio anno.
Come già prospettato nella precedente analisi Credipass, a trainare l’aumento sono soprattutto:
- energia, che torna a crescere in modo marcato (+9,5%)
- alimentari non lavorati, in ulteriore accelerazione (+6,0%)
- aumento del “carrello della spesa” al +2,5%.
Parallelamente, si riduce ancora l’inflazione di fondo (1,6%), segnale che la pressione resta concentrata su componenti più volatili come energia e beni alimentari.
Dal rallentamento alla nuova fase di rialzo
Rispetto al quadro di febbraio — caratterizzato da un’inflazione moderata (+1,5%) e da un contributo più contenuto dell’energia — emerge quindi una nuova fase:
- fine dell’effetto calmierante dei prezzi energetici che si era registrato fino a febbraio
- maggiore pressione sui beni essenziali
- dinamica più variabile mese su mese.
Come si si aspettava, il protrarsi della crisi nel Golfo Persico incide sui costi dell’energia e di molti altri settori e rende più difficile valutarne gli effetti di medio periodo.
Allo stesso tempo, il persistere di tensioni sui prezzi alimentari alimenta un’altra componente importante dell’inflazione.
Il calo confermato dell’inflazione di fondo offre se non altro una prospettiva positiva: un allentamento della pressione su alimentari ed energia potrebbe riportare rapidamente l’inflazione su livelli molto più contenuti e sostenibili.
Impatti su famiglie e mercato del credito
L’aumento dei prezzi di energia e alimentari incide direttamente sul bilancio delle famiglie, influenzando il potere d’acquisto e la spesa ricorrente.
Per il mercato del credito, un’inflazione in risalita:
- può mantenere pressione sui tassi
- influisce sulle scelte di mutuo (fisso vs variabile)
- rende più rilevante la pianificazione finanziaria nel medio periodo.
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Gli indici Euribor, dopo essere rimasti stabili intorno a 1,9% – 2,1% nei primi mesi dell’anno, si sono diversificati per scadenze nei mesi successivi (quotazioni al 29 aprile 2026):
- Euribor 1 mese: 1,97%
- Euribor 3 mesi: 2,15%
- Euribor 6 mesi: 2,46%.
Più stabili gli indici IRS, che per tutte le scadenze medio-lunghe hanno oscillato di 0,10% – 0,20% da inizio anno ad oggi, riportandosi su valori simili a quelli di gennaio:
- IRS 20 anni: 3.23%
- IRS 25 anni: 3,19%
- IRS 30 anni: 3,14%
Tali valori indicano le modifiche di previsione del mercato per il costo del denaro, che vedono nello scenario di crisi iraniana possibili effetti negativi per l’inflazione e per gli interventi delle banche centrali nei prossimi mesi, ma con prospettive di normalizzazione nel lungo periodo.
La BCE ha comunque mantenuto i tassi fermi nella riunione del 30 aprile, dichiarando che le prospettive di medio termine per inflazione ed economia sono sotto stretta osservazione ma non sono ancora tali da richiedere un intervento sul costo del denaro.
Prospettive: inflazione attesa tra moderazione e volatilità
Secondo le indicazioni ISTAT, lo scenario per il 2026 resta quello di una crescita moderata dei prezzi, con una media annua attesa intorno al 2% circa, ma con possibili oscillazioni legate a energia e contesto internazionale.
Dopo il rallentamento di inizio anno, la primavera conferma quindi che il percorso dell’inflazione e dei tassi d’interesse non è lineare: la stabilizzazione resta possibile, ma con una volatilità ancora elevata nei prossimi mesi.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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