L’inflazione generale rallenta all’1%, ma negli ultimi cinque anni il carrello della spesa ha accumulato aumenti ben più consistenti, insieme ai rincari dell’energia. Con redditi reali sostanzialmente fermi, l’equilibrio economico delle famiglie diventa più fragile e ogni scelta di spesa richiede maggiore attenzione.
Non c’è una sola inflazione
L’Istat ha diffuso in questi giorni il dato definitivo dell’inflazione per il mese di gennaio 2026, confermando un’inflazione generale all’1%, ma nello stesso comunicato segnala che i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona – il cosiddetto carrello della spesa – crescono del +1,9% su base annua.
Non è un dettaglio tecnico: significa che non esiste una sola inflazione, ma più inflazioni. E quella che le famiglie percepiscono maggiormente è spesso quella più alta, perché riguarda spese quotidiane e difficilmente comprimibili.
Se si guarda al periodo 2021–2025, il quadro è ancora più chiaro:
- Indice generale prezzi: +17%
- Carrello della spesa: +24%
- Beni energetici: +34%
Nel solo biennio 2022–23, durante lo shock legato alla guerra in Ucraina, gli alimentari hanno registrato un +19% e gli energetici addirittura un +62%.
Anche se oggi l’inflazione annua si è ridimensionata, gli aumenti dei prezzi del passato restano e si accumulano, incidendo sempre più su voci di spesa essenziali e non facilmente riducibili o rinviabili.
Prezzi più alti, redditi stagnanti: cresce l’incertezza
Il problema diventa più evidente se si considera che, come evidenziato dai dati Eurostat, in Italia i redditi reali sono sostanzialmente fermi da molti anni: appena l’1% complessivo dal 2010 al 2024. Nello stesso periodo l’aumento complessivo dei prezzi è stato del +30%.

Quando le voci di spesa incomprimibili (alimentari, energia, casa) crescono più del reddito, il margine di manovra si riduce.
I segnali richiamati anche dalla recente indagine di Nomisma parlano di famiglie più caute, maggiore attenzione alla sostenibilità delle spese e una crescente sensibilità verso il rischio di squilibri finanziari. Non si tratta solo di inflazione, ma di una condizione più generale di incertezza.
Dalla gestione quotidiana alle scelte di lungo periodo
In questo contesto, la gestione del bilancio domestico diventa più delicata e ogni impegno di lungo periodo va valutato con attenzione.
Mutano anche le prospettive del mercato immobiliare: l’acquisto di un immobile e la sottoscrizione di un mutuo o un prestito rappresentano un impegno economico rilevante es esteso nel tempo. Non è una decisione che incide solo sulla rata mensile di oggi, ma sull’equilibrio finanziario dei prossimi venti o trent’anni.
In una fase caratterizzata da prezzi ancora elevati, redditi poco dinamici e maggiore volatilità dei tassi rispetto al passato, la sostenibilità non può essere valutata solo “a sensazione” o con un semplice calcolo online. Serve un’analisi realistica dei margini, la simulazione di diversi scenari e una pianificazione attenta.
Proprio perché le famiglie si muovono in un contesto più incerto, le scelte di lungo periodo richiedono più consapevolezza e supporto competente. Non per rinviare decisioni importanti, ma per affrontarle con strumenti adeguati, evitando il fai-da-te quando in gioco c’è la stabilità economica della famiglia.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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