Ad appena una settimana dal dato definitivo di gennaio, che mostrava un’inflazione in rallentamento, la stima preliminare Istat per il febbraio 2026 riporta ad uno scenario meno favorevole e delinea prospettive di peggioramento.
Inflazione in ripresa a febbraio
L’indice generale dei prezzi al consumo (NIC) rilevato da Istat per il mese di febbraio 2026 segna +1,6% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,0% di gennaio. Il rientro che si era osservato a inizio anno rispetto al +1,2% di dicembre appare quindi già esaurito.
L’incremento risulta soprattutto dovuto ai servizi di alloggio (+10,3%), ai servizi relativi ai trasporti (+3,0%) e agli alimentari non lavorati (+3,6%).
Le tre misure chiave dell’inflazione
Per capire meglio il quadro, è utile confrontare tre principali misure dell’inflazione elaborate dall’Istat.

* Inflazione generale (NIC): indice complessivo dei prezzi al consumo per l’intera collettività.
** Inflazione di fondo: indice al netto di energia e alimentari freschi (componenti più volatili).
*** Carrello della spesa: beni alimentari, prodotti per la casa e per la persona (beni essenziali ad alta frequenza d’acquisto).
Carrello della spesa al +2,2%: pressione sui consumi quotidiani
Il valore in risalita al +2,2%, dal +1,9% di gennaio è un dato particolarmente sensibile per le famiglie perché riguarda le spese più frequenti e difficilmente comprimibili.
Il carrello non include bollette o carburanti: comprende esclusivamente beni alimentari e prodotti per la casa e la persona, cioè la spesa quotidiana. Questo significa che la pressione sui beni essenziali è oggi superiore all’inflazione generale e non dipende dall’energia.
Nel recente approfondimento Credipass si evidenziava già come, nel periodo 2021–2025, l’inflazione generale sia salita del +17%, mentre il carrello della spesa sia aumentato del +24%, con i beni energetici a +34%.
Il nuovo dato di febbraio conferma che il potere d’acquisto resta sotto pressione e va attentamente monitorato.
L’inflazione di fondo è il dato significativo, ma attenzione agli energetici
Come si nota dal confronto, tutti gli indici sono in aumento. Ma, in particolare, l’inflazione di fondo risulta molto più elevata dell’inflazione generale. Questo è dovuto al fatto che l’inflazione di fondo esclude i costi legati all’energia, costi che in febbraio hanno fatto registrare una flessione significativa (-6,6% su base annua), contribuendo a contenere l’indice di inflazione generale.
Proprio per questo il dato dell’inflazione di fondo al +2,4% assume particolare rilevanza: indica che il livello dei prezzi dei beni e servizi non energetici è salito in misura significativa, ben più di quanto l’inflazione generale segnala.
I dati combinati del carrello della spesa e dell’inflazione di fondo aiutano a capire come, per l’andamento futuro dell’inflazione e per il bilancio economico delle famiglie, risulterà quanto mai determinante proprio la componente dei prezzi energetici.
La crisi in Iran cambia completamente lo scenario
Il calo degli energetici ha aiutato l’inflazione a febbraio, ma la situazione di estrema tensione che si è aperta in Iran e nel Medio Oriente sta già avendo effetti molto pesanti dal punto di vista non solo geopolitico ma economico.
La riduzione o chiusura delle rotte di trasporto, i rallentamenti della produzione causati dal conflitto e i livelli di stoccaggio dei prodotti energetici nei vari paesi consumatori sono solo alcuni dei fattori che hanno causato in pochi giorni fortissime impennate dei prezzi del petrolio e del gas.
Questi movimenti non erano ancora riflessi nei dati Istat di febbraio, ma se la tensione sui prezzi dovesse perdurare potrebbe incidere da marzo in avanti su carburanti, bollette e costi industriali. Verrebbe quindi meno l’effetto calmierante che proprio il calo dei prezzi energetici aveva realizzato in febbraio, e l’inflazione generale potrebbe riavvicinarsi rapidamente ai livelli dell’inflazione di fondo o addirittura superarli.
Inflazione e tassi d’interesse: marzo diventa un mese delicato
Fino a poche settimane fa il rallentamento dell’inflazione faceva propendere per una prospettiva di stabilità, e alimentava anche le ipotesi di un possibile allentamento della politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea già nel mese di marzo.
In questi giorni il costo del denaro in Europa non ha fatto rilevare particolari tensioni, con l’Euribor stabile intorno all’1,94% e l’IRS dai 20 ai 30 anni anch’essi stazionari intorno al 3%. Ma se anche a livello europeo l’inflazione dovesse confermare segni di ripresa e le tensioni sulle materie prime legate alla crisi nel Golfo Persico dovessero trasferirsi ai prezzi al consumo, i margini per una riduzione dei tassi da parte della BCE potrebbero restringersi, mentre aumenterebbero le possibilità di un movimento al rialzo del costo del denaro sul mercato.
Dopo il temporaneo sollievo di gennaio, febbraio riporta quindi un quadro più articolato: inflazione in accelerazione, carrello ancora sopra la media e un’incognita energetica che potrebbe pesare sui prezzi e sui tassi d’interesse di mutui e prestiti nei prossimi mesi.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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