L’inflazione sale ancora in Italia. L’ISTAT rileva a maggio 2026 un aumento dei prezzi al consumo del 3,2%. Pesano ancora gli energetici, ma il costo del carrello della spesa non sale. Resta incerta la prospettiva su tassi e mutui.
Maggio 2026: Inflazione al 3,2%, ma quella acquisita si ferma al 2,6%
Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, a maggio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) registra un aumento del + 0,4% rispetto ad aprile e del + 3,2% su base annua, in crescita rispetto al +2,7% / +2,8% rilevato ad aprile.
Accanto al dato tendenziale del 3,2%, l’Istat evidenzia però un altro indicatore che contribuisce a contestualizzare meglio l’evoluzione dei prezzi: l’inflazione acquisita per il 2026 sale al 2,6% dal 2,3% registrato ad aprile.
I due dati non misurano la stessa cosa. Il 3,2% rappresenta infatti la variazione dei prezzi nel solo mese di maggio rispetto a maggio 2025, mentre il 2,6% acquisito indica quale sarebbe l’inflazione media dell’intero 2026 se da giugno a dicembre i prezzi rimanessero sugli attuali livelli.
La differenza tra i due valori suggerisce che l’accelerazione osservata negli ultimi mesi non si è ancora trasferita completamente sulla media dell’anno. In altre parole, il dato acquisito resta inferiore a quello tendenziale perché incorpora anche i mesi precedenti, caratterizzati da una crescita dei prezzi più contenuta.
Importate anche anche notare che l’inflazione di fondo, valore al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale anch’essa da +1,6% a + 1,8% ma rimane sotto la soglia del 2%, e che il costo del cosiddetto “carrello della spesa”, che misura i costi dei beni essenziali per le famiglie, non varia e resta al +2,3%.
Cosa significa per i prossimi mesi
L’andamento dell’inflazione mantiene alta l’attenzione sui prezzi da parte degli operatori, a partire dalla Banca Centrale Europea che l’11 giugno si riunirà per decidere se intervenire sul costo del denaro.
Se da un lato non sembrano essersi esauriti gli effetti sui prezzi della crisi in Iran, alcuni degli indicatori lasciano spazio alla possibilità che il valore dell’inflazione e le sue prospettive non siano ancora tali da indurre la BCE ad un rialzo dei tassi d’interesse, rimandando l’eventuale decisione alla riunione del 23 luglio in funzione degli ulteriori sviluppi dello scenario geopolitico ed economico.
Se nei prossimi mesi i prezzi dovessero stabilizzarsi o crescere a ritmi inferiori rispetto a quelli registrati finora, l’inflazione media del 2026 potrebbe infatti mantenersi su livelli più contenuti rispetto al dato tendenziale attuale.
Possibili effetti sui mutui
Sia per le famiglie che intendono acquistare casa che per le banche che erogano mutui, l’andamento dell’inflazione continua a essere uno degli indicatori più importanti da monitorare, proprio per i suoi possibili effetti sul costo del denaro e sui tassi applicati ai finanziamenti.
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Guardando alle variazioni del costo del denaro sul mercato verificatesi nell’ultimo mese, si nota che rispetto alla rilevazione precedente i valori degli Euribor a 3 e 6 mesi sono saliti di circa 0,1%, mentre è rimasto stabile l’Euribor a 1 mese (quotazioni al 29 maggio 2026):
- Euribor 1 mese: 1,98%
- Euribor 3 mesi: 2,27%
- Euribor 6 mesi: 2,55%
Sostanzialmente invariati invece gli indici IRS per tutte le lunghe scadenze:
- IRS 20 anni: 3.21%
- IRS 25 anni: 3,19%
- IRS 30 anni: 3,16 %
L’incremento degli Euribor testimonia che il mercato continua a ritenere possibile nei prossimi mesi un aumento del costo del denaro, ma senza vedere un effetto di lungo periodo. Ciò influenza quindi i tassi variabili dei mutui, collegati agli Euribor, mentre per ora sembrerebbe toccare meno i tassi fissi, legati invece agli indici IRS.
E’ bene comunque tenere presente che il valore degli IRS è abbastanza più elevato rispetto agli Euribor, il che rende consigliabile valutare con attenzione i vari scenari possibili e le diverse soluzioni di mutuo disponibili sul mercato, non fermandosi ad una scelta superficiale basata solo sul livello del tasso ma analizzando le implicazioni di lungo periodo rispetto alle proprie esigenze.
In sintesi
Il dato ISTAT dell’inflazione in maggio mostra un quadro ancora misto: da un lato una ripresa delle pressioni inflazionistiche nel breve periodo, dall’altro una dinamica annuale che non appare ancora incompatibile con un graduale percorso di normalizzazione nel corso dei prossimi mesi, evitando ripercussioni pesanti anche sul fronte dei tassi d’interesse e dei mutui.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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