Importanti rilevazioni economiche a livello europeo e nazionale tracciano un quadro di attenzione per le prospettive economiche dell’Italia, in un contesto in cui anche le decisioni sui tassi continueranno a incidere sul costo del credito e sulle scelte finanziarie delle famiglie.
I dati di Commissione Europea, Eurostat e ISTAT
Il 20 e 21 maggio sono stati diffusi contemporaneamente diversi documenti economici molto importanti: le previsioni economiche di primavera della Commissione Europea, i dati consolidati dell’inflazione nei paesi UE di Eurostat e il Rapporto annuale ISTAT 2026 sulla situazione dell’Italia.
I dati che emergono dai vari documenti confermano che il quadro economico europeo si è fatto più fragile, con previsioni di rallentamento della crescita, legato soprattutto al nuovo shock energetico e al ritorno delle pressioni inflazionistiche originate dalla crisi in Iran: per il 2026 il Pil dell’area euro è atteso in aumento dello 0,9% contro la precedente previsione del +1,2%, mentre l’inflazione dovrebbe tornare al 3,0% contro la precedente previsione dell’1,9%.
In questo scenario l’Italia appare particolarmente esposta. Bruxelles prevede per il nostro Paese una crescita del Pil limitata allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, valori inferiori alla media europea. L’inflazione italiana è attesa al 3,2% nel 2026, quasi il doppio rispetto all’anno precedente.
Tale dinamica è già visibile nei numeri Eurostat di aprile: nell’eurozona l’inflazione è stata confermata al 3%, mentre in Italia l’indice è salito in un mese dall’1,6% al 2,8%, con un incremento di 1,2 punti percentuali. La spinta arriva soprattutto dall’energia, che nell’area euro registra un aumento del 10,8%.
Il problema italiano, però, non riguarda solo il livello dei prezzi. Il Rapporto annuale Istat 2026 evidenzia un’economia che cresce poco, con produttività stagnante, popolazione ferma a 58,9 milioni di persone al 1° gennaio 2026 e un tasso di occupazione al 62,5%, ancora tra i più bassi dell’UE27.
A pesare è anche la debolezza dei redditi reali, evidenziata dal confronto con i principali paesi europei delle retribuzioni reali nel periodo dal 2019 al 2025:
– Italia: -3,5%
– Francia: -1,8%
– Germania: +0,7%
– Spagna: +4,0%
Quindi l’Italia risulta ancora sotto i livelli pre-inflazione, mentre Spagna e Germania hanno già recuperato potere d’acquisto. Il Rapporto ISTAT conferma tale calo anche nel raffronto tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali nominali (+13,2% dal 2019 al 2025) e l’inflazione cumulata dello stesso periodo (+23%), con una perdita di potere d’acquisto del -8,6% ancora da recuperare.
Scenario incerto anche sul fronte tassi
L’Italia entra nella nuova fase europea con margini ridotti: crescita debole, inflazione in risalita e redditi che recuperano lentamente. La tenuta dei consumi, la capacità di investimento e il potere d’acquisto delle famiglie diventano i punti decisivi per valutare le prospettive dei prossimi mesi.
In questo quadro si inseriscono le dinamiche del costo del denaro, condizionato anch’esso dalle tensioni geopolitiche internazionali e sull’inflazione: in attesa delle prossime decisioni della BCE, sia gli indici Euribor che EurIRS si sono mossi in leggero rialzo rispetto ai mesi precedenti, e i future Euribor prospettano possibili ulteriori incrementi entro i prossimi 6-12 mesi, in uno scenario comunque incerto.
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L’acquisto della casa e il ricorso al mutuo restano centrali nell’economia delle famiglie italiane, ma richiedono scelte sempre più complesse e consapevoli per identificare le soluzioni realmente più adatte alle diverse situazioni familiari e reddituali.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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