ISTAT, agosto 2026: inflazione in aumento al 3,3%, pesa ancora l’energia. Attesa per la BCE

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L’inflazione torna ad accelerare in Italia. Secondo le stime preliminari ISTAT, ad agosto 2026 i prezzi al consumo aumentano del 3,3% su base annua, rispetto al 2,9% registrato a luglio. A spingere l’indice sono soprattutto i nuovi rincari dell’energia, mentre restano contenuti l’inflazione di fondo e il costo del carrello della spesa. L’attenzione si concentra ora sulla riunione della BCE del 10 settembre e sulle possibili conseguenze per tassi e mutui.

Agosto 2026: l’inflazione risale al 3,3%
Secondo le stime preliminari dell’ISTAT, ad agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto al +2,9% del mese precedente.
La risalita è dovuta principalmente all’andamento dei prezzi dell’energia, che continuano a risentire delle tensioni internazionali. Gli energetici non regolamentati accelerano dall’11,4% al 16,9%, mentre quelli regolamentati passano dal 14,8% al 18,8%.

L’inflazione acquisita per il 2026 sale intanto al 2,9%, rispetto al 2,7% rilevato a luglio. Ricordiamo che questo indicatore rappresenta quale sarebbe l’inflazione media dell’intero 2026 nell’ipotesi che nei mesi rimanenti l’indice dei prezzi non subisse ulteriori variazioni.
Il suo aumento conferma quindi che i rincari registrati durante l’anno stanno progressivamente trasferendosi sulla media del 2026, anche se il valore resta inferiore all’attuale inflazione tendenziale del 3,3%.

Inflazione di fondo ancora sotto il 2%, stabile il carrello della spesa
Il quadro appare molto diverso se dall’indice generale si escludono le componenti più volatili.
L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende infatti leggermente dall’1,6% all’1,5%, mantenendosi ben al di sotto del dato generale.
Resta stabile anche il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona: la crescita su base annua si mantiene all’1%, mentre i prezzi dei prodotti alimentari nel loro complesso aumentano dell’1,1%.
Si conferma quindi una situazione già emersa nelle precedenti rilevazioni: le maggiori pressioni sull’inflazione non risultano diffuse uniformemente tra le diverse componenti dei consumi, ma sono fortemente concentrate sul comparto energetico.
L’accelerazione al 3,3% richiede comunque attenzione, soprattutto perché determinata da una componente come l’energia che può trasferire nel tempo i propri aumenti anche sui costi di produzione e su altri beni e servizi.

BCE: il 10 settembre una riunione importante per le prospettive sui tassi
Dopo l’aumento di 0,25 punti percentuali deciso l’11 giugno, nella riunione del 23 luglio la Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i principali tassi di riferimento, scegliendo di attendere ulteriori indicazioni sull’evoluzione dell’inflazione e dello scenario economico.
L’attenzione si sposta ora sulla riunione di politica monetaria del 10 settembre. Il nuovo aumento dell’inflazione italiana rappresenta un elemento che invita alla prudenza, anche se per le decisioni della BCE sarà determinante soprattutto il quadro complessivo dell’area euro e la valutazione delle diverse componenti che stanno alimentando la crescita dei prezzi.
Il fatto che in Italia l’accelerazione sia legata principalmente all’energia, mentre l’inflazione di fondo rimane contenuta, rende il quadro meno univoco di quanto possa suggerire il solo dato generale del 3,3%.
La riunione di settembre sarà quindi particolarmente importante per comprendere se la BCE riterrà ancora adeguato l’attuale livello dei tassi o se le nuove pressioni inflazionistiche renderanno necessario un ulteriore intervento sul costo del denaro.

Le prospettive per chi richiede un mutuo
Per il mercato dei mutui, l’aumento dell’inflazione registrato ad agosto rappresenta un elemento da monitorare, ma non consente da solo di anticipare le prossime decisioni sui tassi.
Dopo l’aumento deciso dalla BCE a giugno, gli indici Euribor utilizzati come riferimento per i mutui a tasso variabile sono progressivamente saliti e si trovano ora intorno al 2,26% per l’Euribor a 1 mese, al 2,59% per il 3 mesi e al 2,77% per il 6 mesi, circa 0,10% in più rispetto ai livelli di fine luglio.
Anche gli indici IRS, riferimento per i mutui a tasso fisso, si sono attestati su valori nettamente superiori rispetto a quelli osservati nella prima parte dell’anno, e gravitano ora tra il 3,45% e il 3,55% sulle principali scadenze tra 20 e 30 anni, in aumento di circa 0,15% da fine luglio.

L’andamento dell’inflazione e le decisioni della BCE continueranno quindi a incidere sulle aspettative dei mercati e, di conseguenza, sull’evoluzione degli indici utilizzati dalle banche per determinare le condizioni dei finanziamenti.
La ripartenza del mercato dopo la pausa estiva rappresenterà un passaggio altrettanto importante. Con settembre sarà possibile verificare se e in quale misura le banche adegueranno le proprie politiche commerciali ai nuovi livelli raggiunti dagli indici di mercato oppure sceglieranno di assorbire parte degli aumenti attraverso gli spread, anche in funzione degli obiettivi commerciali dell’ultima parte dell’anno.
Per chi deve scegliere un mutuo sarà quindi importante osservare non soltanto la decisione della BCE del 10 settembre, ma anche l’effettiva evoluzione delle offerte bancarie nelle settimane successive, confrontando le condizioni disponibili sia sul tasso fisso sia sul variabile.

A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass


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