Dopo aver analizzato il rapporto tra stipendio medio di un neolaureato e prezzi delle case nelle grandi città, l’attenzione si sposta ora sulle città di provincia. Sono davvero più accessibili o il divario tra redditi e mercato immobiliare resta profondo anche lontano dalle metropoli?
L’analisi precedente: redditi dei giovani e prezzi immobiliari nelle grandi città
In una precedente analisi Credipass abbiamo messo a confronto lo stipendio medio di un neolaureato – circa 32.000 euro lordi annui – con il prezzo delle case nelle grandi città italiane, mostrando come il potere d’acquisto reale, una volta tradotto in metri quadri, risulti spesso molto contenuto.
Dopo Milano, Roma o le grandi aree metropolitane, la nuova analisi si estende ad un gruppo di città di dimensione media o medio-piccola, realtà spesso considerate “più accessibili” e quindi potenzialmente più coerenti con i redditi delle giovani generazioni.
Il calcolo del potere d’acquisto immobiliare
Come già analizzato, partendo dai 32.000 euro lordi annui si ottiene un netto di circa 1.800 euro netti al mese e una rata massima sostenibile intorno ai 630 euro.
Con le migliori condizioni di mutuo (20 o 30 anni a tasso variabile, TAN circa 2,3%), con un finanziamento pari all’80% del valore dell’immobile e il 20% di capitale aggiuntivo la rata permette di ottenere un valore finale di 152.000 euro e di 206.000 euro del possibile immobile, cifre da cui potrebbe partire il progetto casa del neolaureato medio italiano.


Centro sotto pressione anche nelle città medie
Da notare come anche nella gran parte di queste città con un capitale da 150.000 euro si rimanga al sotto degli 80 metri quadri nelle zone centrali, e in diversi casi anche elevando il capitale oltre i 200.000 euro.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, a parità di capitale spingendosi in periferia la massima superficie acquistabile non presenta differenze rispetto a molte delle città più grandi già analizzate: a Bergamo, Brescia, Parma e Ancona si possono comprare meno metri quadri che a Torino, Padova, Napoli e Bari. In particolare, Modena, Livorno, Ancona e Trieste si caratterizzano per il minore effetto incrementale della periferia rispetto ai metri quadri ottenibili nelle zone centrali.
Le particolarità: Salerno, Taranto, Messina e il caso Verona
Sorprendente il caso di Salerno, che tra le città analizzate segna i prezzi al metro quadro più elevati sia nelle zone centrali che in periferia, risultando così quella con minore superficie acquistabile.
Taranto e Messina spiccano invece con metrature molto ampie acquistabili anche con la disponibilità di capitale più bassa.
Particolare anche il risultato di Verona, con superfici contenute nelle zone centrali ma che raddoppiano spostandosi in periferia.
Consulta anche l’analisi sulle principali città italiane.
Soluzioni abitative diversificate e da verificare con attenzione
In generale, il divario tra centro e periferia resta evidente, e con proporzioni spesso non diverse rispetto ai grandi capoluoghi. Alcune città mantengono valori centrali relativamente elevati rispetto alla loro dimensione economica, mentre altre mostrano una maggiore coerenza tra mercato immobiliare e capacità reddituale locale, a suggerire che la “provincia” non è un blocco omogeneo: esistono mercati più equilibrati e altri già allineati a dinamiche da area forte.
Il tema che emerge, in continuità con l’articolo originario, non è solo “quanto costa il metro quadro”, ma quanto spazio reale un reddito di un giovane riesce a trasformare in casa. Si conferma la possibilità di trovare soluzioni abitative più stabili e meno “compresse”, anche in zone centrali e anche in grandi città, con margini più ampi per un progetto di acquisto se si riesce a calibrare bene la zona.
Il potere d’acquisto resta strettamente legato alla capacità di impostare correttamente il mutuo e il budget iniziale, con il necessario supporto per scelte consapevoli ed una valutazione attenta del mercato locale.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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