L’inflazione rallenta ancora in Italia. ISTAT rileva che a luglio 2026 i prezzi al consumo aumentano del 2,8% su base annua, rispetto al 3% registrato a giugno, e restano sotto controllo sia l’inflazione di fondo sia il costo del carrello della spesa. L’attenzione resta però concentrata su scenario internazionale, prossime decisioni della BCE e possibili effetti per spesa, tassi e mutui.
Luglio 2026: inflazione al 2,8%, ma quella acquisita sale al 2,7%
Secondo le stime preliminari dell’ISTAT, a luglio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,2% rispetto a giugno e del 2,8% su base annua, in rallentamento rispetto al +3% del mese precedente.
Accanto al dato tendenziale del 2,8%, l’ISTAT indica un’inflazione acquisita per il 2026 pari al 2,7%, in aumento rispetto al 2,6% rilevato a giugno.
I due valori misurano fenomeni differenti. Il 2,8% rappresenta la variazione dei prezzi di luglio 2026 rispetto a luglio 2025, mentre il 2,7% acquisito indica quale sarebbe l’inflazione media dell’intero 2026 se da agosto a dicembre i prezzi rimanessero invariati sui livelli raggiunti a luglio.
Il rallentamento dell’inflazione mensile costituisce quindi un segnale positivo, ma l’aumento del dato acquisito mostra che la crescita dei prezzi registrata nella prima parte dell’anno continua a incidere sulla media complessiva del 2026.
Inflazione di fondo e carrello della spesa restano stabili
Un elemento relativamente favorevole arriva dall’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che a luglio resta stabile all’1,6% e continua quindi a mantenersi al di sotto della soglia del 2%.
Non aumenta neppure il costo del cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende i beni alimentari e i prodotti per la cura della casa e della persona. La variazione annua resta ferma all’1,3%, dopo il netto rallentamento già osservato a giugno.
Il quadro appare quindi meno teso rispetto ai mesi precedenti: l’inflazione generale si riduce e le componenti più direttamente legate ai consumi quotidiani delle famiglie restano contenute. Rimane tuttavia elevata la crescita dei prezzi energetici.
La prospettiva per i prossimi mesi
Il dato di luglio conferma un graduale rallentamento dell’inflazione italiana, scesa dal 3,2% di maggio al 3% di giugno e ora al 2,8%. La dinamica si sta avvicinando all’obiettivo del 2% perseguito dalla Banca Centrale Europea, ma il percorso non può ancora considerarsi consolidato.
Le tensioni geopolitiche e l’andamento dei prezzi dell’energia continuano infatti a rappresentare i principali elementi di incertezza, e le rilevazioni ISTAT mostrano che le pressioni sui costi non sono completamente rientrate.
Anche l’incremento dell’inflazione acquisita dal 2,6% al 2,7% invita alla prudenza. Perché l’inflazione media dell’intero 2026 possa ridursi, nei prossimi mesi sarà necessario che i prezzi si stabilizzino o crescano a un ritmo più contenuto rispetto a quello osservato nella prima parte dell’anno.
BCE: tassi fermi a luglio, attesa per il 10 settembre
L’11 giugno la BCE aveva aumentato di 0,25 punti percentuali i tre principali tassi di riferimento, portando il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%.
Nella successiva riunione del 23 luglio il Consiglio direttivo ha invece deciso di mantenere invariati i tassi, scegliendo di attendere ulteriori dati prima di intervenire nuovamente sul costo del denaro.
La decisione non rappresenta necessariamente la conclusione della fase restrittiva. La BCE ha ribadito che valuterà le scelte di politica monetaria riunione per riunione, sulla base dell’andamento dell’inflazione, della crescita economica, dei salari, dei prezzi energetici e dell’evoluzione dello scenario internazionale.
L’attenzione si sposta quindi sulla riunione del 10 settembre, quando saranno disponibili nuovi dati e nuove proiezioni macroeconomiche. Questi elementi serviranno a capire se il rallentamento dell’inflazione sia sufficiente per mantenere ancora fermi i tassi o se le pressioni sui prezzi possano rendere necessario un nuovo rialzo.
Possibili effetti sui mutui
Per le famiglie che intendono acquistare casa e per le banche che erogano finanziamenti, l’andamento dell’inflazione continua a rappresentare uno dei principali indicatori da monitorare, proprio per i suoi possibili effetti sul costo del denaro e sulle condizioni applicate ai mutui.
Negli ultimi mesi il mercato ha già iniziato a recepire il mutato scenario monetario. Gli indici Euribor, utilizzati come riferimento per i mutui a tasso variabile, sono progressivamente risaliti e, nelle ultime settimane, sembrano essersi stabilizzati sui nuovi livelli. Le quotazioni di fine luglio si attestano infatti intorno al 2,2% per l’Euribor a 1 mese, al 2,5% per il 3 mesi e al 2,7% per il 6 mesi.
Anche gli indici IRS, che costituiscono il principale parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso, hanno registrato un progressivo aumento rispetto ai valori di inizio anno, collocandosi oggi tra il 3,30% e il 3,40% sulle principali scadenze tra 20 e 30 anni.
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La decisione della BCE del 23 luglio di lasciare invariati i tassi ufficiali ha contribuito a stabilizzare le aspettative dei mercati, ma sarà soprattutto la ripresa dell’attività dopo la pausa estiva a fornire indicazioni più chiare sull’evoluzione delle condizioni di finanziamento.
Il mese di settembre rappresenterà quindi un passaggio particolarmente importante. Oltre all’esito della riunione della BCE, sarà infatti necessario osservare se e in quale misura le banche decideranno di adeguare la propria politica commerciale ai nuovi livelli raggiunti dagli Euribor e dagli IRS. Da questa scelta dipenderà l’evoluzione delle offerte di mutuo disponibili sul mercato, sia per i finanziamenti a tasso variabile sia per quelli a tasso fisso.
In questa fase diventa quindi ancora più importante confrontare le diverse proposte degli istituti di credito e valutare attentamente non solo il livello del tasso iniziale, ma anche la sostenibilità della rata nel lungo periodo e gli scenari che potrebbero delinearsi nei prossimi mesi.
A cura di Roberto Anedda
Responsabile Analisi Mercati e Public Relations Credipass
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